L’incremento dell’indice VIX ad un anno dalla Brexit

Il rilevatore VIX, altrimenti noto come “indice della paura”, rappresenta uno strumento di misurazione della volatilità implicita del mercato rispetto allo Standar&Poors 500 (madre di tutti gli indici azionari statunitensi), da intendersi come stima dei prezzi futuri non connessi a quelli attuali. Durante i periodi di incertezza si registra un tendenziale aumento dell’indicatore VIX, esattamente come avvenuto nel 2016 a ridosso del voto inglese. La denominazione di “indice della paura” discende dal fatto che un suo rialzo coincide sistematicamente con un crollo dei mercati: se il VIX aumenta sul mercato c’è nervosismo, e ciò può determinare la configurazione di uno scenario ribassista.

Negli ultimi giorni l’indice si è prima rialzato del 25% e ancora di un altro 5%, determinando importanti effetti sui mercati, con particolare riguardo al mercato americano.

La volatilità dei mercati non necessariamente rappresenta un aspetto negativo, ma può al contrario rivelarsi un’opportunità, specie in un’ottica di lungo/medio periodo che, come specificato in precedenti post, consente di sfruttare le opportunità che lo stesso mercato offre. Anzi, la volatilità configura un aspetto essenziale per creare valore nei nostri portafogli di investimento, tanto più in un contesto, quale è quello attuale, definito di “Goldilocks economy”, ossia un ciclo economico di crescita costante e moderata, con un corrispondente basso tasso di inflazione. Ogni buon investitore sa che il VIX richiama ad un segnale di acquisto o di vendita a seconda della sua fluttuazione, in particolare, semplificando, un VIX alto indica un momento propizio per investire.

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