Come i rallentamenti dell’economia globale si riflettono sull’Eurozona

Nel 2018 i mercati hanno anticipato il trend dell’economia reale certificando il rallentamento della crescita dopo 10 anni di sviluppo ininterrotto.

 

Per la maggioranza dei Paesi non si può certo parlare di recessione ma di semplice e normale rallentamento: grazie soprattutto alla robusta crescita degli anni precedenti, ad esempio la Germania ha dovuto rivedere le stime di crescita dal 2,3 % all’1,8% fino all’attuale 1%. Va detto che i fattori che hanno influenzato il rallentamento sono principalmente esterni, primi tra tutti la guerra commerciale Cina/USA, la Brexit e l’inizio della recessione in Italia (uno dei paesi che sta soffrendo maggiormente questa fase di debolezza).

Rimanendo alla Germania, secondo gli economisti la decelerazione non è però dovuta a fattori strutturali; l’indebolimento avvertito nella seconda parte dello scorso anno sarebbe riconducibile solo a fattori temporanei, e dunque facilmente riassorbibili nel 2019. Pertanto, si dovrà concentrare l’impegno verso gli obbiettivi di lungo periodo, comprendendo delle serie riflessioni circa alcuni importantissimi problemi, come ad esempio l’istruzione di tutte le fasce della popolazione, non solo i giovani, ma anche i lavoratori in fase avanzata.

Il tema dell’istruzione si presenta invero fondamentale in tutta Europa per poter tenere il passo con la digitalizzazione e la robotica. Quegli stessi economisti del resto precisano come i consumi pubblici e privati abbiano la possibilità di contrastare le forze recessive, e che dal punto di vista degli ordini industriali i dati appaiono confortanti. Certo è che in questa fase paesi come la Germania, grazie all’importante surplus commerciale in partite correnti e al risparmio in interessi del debito pubblico, terranno meglio rispetto alle fragilità italiane dovute principalmente al cronico problema del debito.

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