Legge di bilancio 2019 e nuova luce sui PIR

Come cambieranno i PIR (Piani Individuali di Risparmio)? Avevamo già parlato di questi strumenti, introdotti dalla legge di bilancio del 2017 e pensati come forma di investimento a medio termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le piccole e medie imprese; inoltre, se il programma viene mantenuto per almeno cinque anni, in concomitanza con altre condizioni, viene garantita ai risparmiatori l’assenza di tassazioni.

La Legge di bilancio 2019 ha sul punto introdotto una serie di importanti novità: secondo le nuove disposizioni, i PIR dovranno avere almeno il 7% del patrimonio investito in fondi di venture capital: 3,5% in settori ad alto potenziale di sviluppo e 3,5% in società quotate sulla Borsa italiana.

Inoltre, le società quotate dovranno avere meno di 250 dipendenti e ricavi inferiori a 50 milioni di euro, e sia queste che le società oggetto di investimento dei fondi di venture capital non potranno ricevere risorse finanziarie come aiuto per il finanziamento superiori ai 15 milioni.

Queste modifiche non sono invero ancora operative, si attende infatti il decreto attuativo che dovrà arrivare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio, ma l’obbiettivo dichiarato è quello di avvicinare ancora di più il risparmio degli italiani all’economia reale, con un sostanziale beneficio per l’occupazione e la crescita dell’intero paese. In questo senso, lo strumento dei Pir ha sicuramente rappresentato un’ottima innovazione a mio avviso, ma gli stessi dovranno in futuro essere meglio spiegati nelle finalità (soprattutto da banche e consulenti), sì da rendere maggiormente partecipi e coinvolti i risparmiatori in una sottoscrizione consapevole.

Nell’attesa di eventuali modifiche normative definitive, ritengo che sarà sostanziale utilizzare questo strumento per partecipare alla crescita delle piccole medie aziende, accentuandone quindi l’importante funzione sociale.

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