È ancora l’anno del dragone

È ormai risaputo che la gran parte del Pil mondiale viene prodotto in oriente, in particolar modo in Cina, ma resta da chiedersi se questa sia una tendenza del momento, destinata a finire, o se invece anche nel prossimo futuro sarà ancora la Cina a risultare determinante.

Propendo per questa seconda opzione, il “volo del dragone” certo non è più così travolgente come prima, ma restano ancora delle grosse opportunità da poter cogliere.

Dopo un 2018 caratterizzato da una riduzione delle valutazioni e da una crescita a rilento, il 2019 è iniziato con un altro piglio, legato soprattutto all’alleviarsi delle tensioni commerciali e all’introduzione da parte della Cina di un atteggiamento moderatamente stimolante, sia dal punto di vista monetario che fiscale. Il Governo ha infatti avviato diverse iniziative per sostenere l’economia, ad esempio dando avvio a nuovi cantieri per le infrastrutture o incentivando la domanda interna nel tentativo di rendere la Cina meno dipendente dalle esportazioni, sì da controbilanciare il rallentamento del Pil.

In aggiunta a ciò, l’economia americana dovrebbe, secondo le previsioni, andare incontro ad un rallentamento, e probabilmente anche il dollaro dovrebbe rallentare di conseguenza.

In un contesto del genere, la Cina rimane un’area di assoluto interesse, soprattutto per chi decide di adottare un approccio diversificato, come spesso ho suggerito di fare, ma è importante muoversi con attenzione, sulla base di direttive specifiche.

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