Il mercato è sempre più esposto alle oscillazioni del premio al rischio

Il quadro economico generale del nostro paese, ma invero dell’Europa intera, registra una diffusa sfiducia nei confronti del livello dei rendimenti, del mercato monetario e dei titoli di Stato; basti pensare che nel 2007 la curva dei tassi della zona euro risultava piatta con valori superiori al 4%, oggi la tendenza è invece estremamente negativa.  A ciò si aggiunga la mancanza di una componente di sostegno al reddito fisso, che invece in passato consentiva di rendere stabile il rendimento di un portafoglio ben organizzato.

Il quadro che ne deriva indica un mercato estremamente esposto alle oscillazioni del premio al rischio, che nel linguaggio economico indica la differenza tra il rendimento atteso di una certa attività e il tasso d’interesse di un’attività priva di rischio, o in altri termini, l’extra-rendimento rispetto al tasso di un’attività priva di rischio richiesto da un investitore avverso al rischio per essere incentivato ad acquistare il titolo rischioso. Esemplificando: l’investitore paga un prezzo di acquisto pari a 100, e alla fine dell’anno valuta la propria posizione utilizzando il prezzo di mercato dell’attività, supponiamo pari a 110, tenendo conto naturalmente dei dividendi o delle cedole percepiti durante l’anno, ad esempio pari a 5. In questo esempio il valore finale dell’investimento è di 115 e deve essere confrontato con un investimento iniziale di 100. Il rendimento complessivo è del 15%, si tratta di un rendimento soddisfacente?

Dipende dalle alternative disponibili, e un’alternativa è appunto rappresentata dall’investimento in un titolo senza rischio annuale, che offre con certezza un tasso di interesse. Supponiamo che il tasso di interesse sia del 5%: il rendimento del 15% è senz’altro più alto del 5%, ma occorre tenere presente che l’investimento nel titolo finanziario comporta una certa dose di rischio. Invece di avere un prezzo finale di 110, il titolo avrebbe potuto avere un prezzo finale pari ad 80 che, assieme al dividendo di 5, avrebbe comportato un rendimento complessivo di -15%. Se l’investimento nel titolo è rischioso, non è corretto confrontare il rendimento finale del 15% con il tasso di interesse del 5%, in quanto l’investitore sarà disposto ad investire in un titolo rischioso anziché in un titolo senza rischio solo in presenza di una adeguata remunerazione.

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