Qual è l’agenda dei Governi relativamente al cambiamento climatico

“L’ecosistema sta collassando, siamo all’inizio di un’estinzione di massa, e tutto ciò di cui voi parlate sono soldi, favole e crescita economica”; queste le parole di Greta Thunberg al recente vertice Onu.

L’oggetto del vertice riguardava l’ormai improcrastinabile problema del cambiamento climatico, l’aumento di temperatura indotto da emissioni di gas a effetto serra, come anidride carbonica (CO2) e metano (CH4), “grazie” alle attività inquinanti dall’uomo.

Il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), ha segnalato come potrebbe registrarsi una crescita di 1,5 gradi tra il 2030 e il 2052, e la soglia, già critica, rischia di essere sfondata ancora; alcuni dati parlano di un incremento tra i 2,8 e i 5,6 gradi nell’arco di 85 anni. Quali sono le conseguenze? Un innalzamento della temperatura già oltre i 3-4 gradi significherebbe carenza di cibo e acqua potabile, inondazione delle zone costiere e decuplicazione della frequenza di eventi estremi rispetto ai valori del 2010.

All’intervento della ragazzina hanno quindi fatto seguito i discorsi di una sessantina di leader mondiali, scelti perché hanno dimostrato di aver fatto passi concreti nel rispetto degli impegni presi a Parigi nel 2015, con esclusione di colossi come gli Stati Uniti, l’Australia, il Brasile e il Giappone, per non aver fatto abbastanza.

I rappresentati di 66 governi, 102 città e 93 imprese (tra cui Nestlé, Nokia e L’Oréal) si propongono ora un obiettivo vitale nel contrastare il cambiamento climatico sul lungo termine: il raggiungimento di un’economia a zero emissioni di diossido di carbonio entro il 2050. A margine di tale obiettivo si colloca anche il passo in avanti della Russia, il quarto più grande inquinatore al mondo, che con una risoluzione del premier Medvedev ha deciso di attuare l’accordo di Parigi sul clima pur senza tecnicamente ratificarlo.

Ma non si è trattato dell’unico annuncio. Sono 68 i Paesi che si sono impegnati a rivedere formalmente verso l’alto i loro piani climatici entro il 2020, quando i 195 firmatari dell’accordo di Parigi dovrebbero presentare nuovi impegni. Inoltre, 30 Paesi stanno ora aderendo a un’alleanza che promette di fermare la costruzione di centrali a carbone dal 2020. Sembra quindi che una seria presa di coscienza su un tema così delicato e importante sia finalmente arrivata.

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