Cambio di scenario nel panorama degli investimenti

Le recenti vicende politiche ed economiche, e nello specifico il rasserenamento dei rapporti tra Cina e Stati Uniti, sembra aver prodotto conseguenze interessanti nell’ambito delle preferenze di investimento, e mi riferisco in particolare all’evidente calo che ha subito il mercato dei metalli preziosi.

Oro e argento hanno appena ricevuto una delle peggiori batoste dal 2017, in quanto gli investitori che hanno fatto brillare lo stato dell’economia globale hanno fatto scendere i prezzi dei metalli preziosi. Investire nell’oro era infatti diventata, ormai da alcuni mesi, un’attività sempre più praticata grazie alla crisi finanziaria che ha colpito le economie sviluppate negli ultimi anni e che ha portato i trader a ricercare beni sicuri. Trattasi di una delle scelte di investimento più diffuse tra chi ha dei risparmi e vuole trovare un modo sicuro e profittevole per farli fruttare. Da sempre questa materia prima è considerata un bene rifugio e per questo motivo viene sfruttata dagli investitori a copertura della propria esposizione sui mercati.

Ebbene, gli ultimi avvenimenti sembrano invece aver incoraggiato gli investitori ad acquistare investimenti più rischiosi rispetto ai “beni rifugio”: nelle materie prime hanno abbandonato le loro partecipazioni in oro e argento, nel “reddito fisso” hanno venduto titoli di stato super-sicuri (ma a basso rendimento), e nelle valute hanno detto addio allo yen giapponese.

D’altro canto, non si può non continuare a ritenere l’investimento sui metalli preziosi come una mossa intelligente, soprattutto in un frangente in cui i mercati rivedono al ribasso i rischi di mercato; quando il sentiment degli operatori diventa ‘ottimista’ aumentano anche le possibilità di delusione, e quindi di movimenti correttivi. Pertanto, l’oro rappresenta ancora l’investimento d’elezione nel caso in cui i rischi geopolitici, o quelli relativi a un ciclo economico non ancora saldo, tornino improvvisamente alla ribalta, ipotesi tutt’altro che remota.

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