Green Deal, cosa ne rimane?

All’inizio di quest’anno, quando ancora l’emergenza Covid19 non aveva preso il sopravvento, la Commissione Europea guidata da Ursula von der Leyen aveva chiarito che nei primi anni di mandato la sua priorità sarebbe stata una sola: promuovere il Green Deal europeo, ovvero una serie di misure per rendere più sostenibili e meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia e lo stile di vita dei cittadini europei.

Una sorta di ‘rivoluzione verde’ che coinvolgerà quasi tutti i settori, non solo quelli prevedibilmente interessati (oil & gas, risorse di base, automotive e chimica), ma anche altri che subiranno un impatto più o meno significativo come immobiliare, costruzioni, tecnologia, moda e abbigliamento, viaggi e tempo libero, infrastrutture e grande distribuzione.

Cosa ne rimane, oggi?

Lo scorso 22 maggio la Commissione europea ha ufficialmente lanciato la strategia per la biodiversità e la strategia “dal produttore al consumatore”, che comprendono una serie di atti legislativi e non, che verranno spacchettati da qui al 2025 in azioni per un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente.

Sembra, quindi, che le prospettive per un futuro green non si siano appannate; l’Europa vuole riprendersi un ruolo da protagonista pensando al futuro, a un mondo nuovo e sostenibile, e per fare ciò, è pronta a muovere consistenti capitali per un lungo periodo di tempo. Un approccio, peraltro, che consente di puntare anche a nuovi trend di investimento collegati agli sviluppi tecnologici, come la tecnologia 5G, dove l’Europa vanta una leadership mondiale.

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