Perché la successione è importante?

La successione riguarda la redazione di un testamento, ma anche conoscere le leggi del Codice civile a riguardo, come la distinzione tra gli eredi legittimari dagli eredi legittimi: perché ancora sottovalutiamo questa procedura?

In sede successoria, è importante distinguere gli eredi legittimari dagli eredi legittimi.

La legge (art. 536 del Codice civile) dice che sono eredi legittimari il coniuge, i figli e gli ascendenti qualora mancassero i figli. A questi soggetti, la legge riserva una quota specifica del patrimonio: di conseguenza se uno degli eredi legittimari dovesse essere escluso o danneggiato rispetto alla quota minima che gli riconosce la legge, è legittimato ad agire legalmente facendo valere il diritto ad avere la quota di riserva. I legittimari quindi, tra tutti i possibili eredi, sono coloro ai quali la legge garantisce una quota minima del patrimonio: la legittima o la quota intangibile.

Gli eredi legittimi, invece, sono tutti coloro che potrebbero essere chiamati all’eredità di un soggetto qualora questi non abbia previsto il contrario attraverso un testamento. Si attuerebbe quindi una successione legittima che prevede che succedano tutti i parenti di grado più vicino al De Cuius.

Vediamo il caso di una persona vedova con due figli: uno dal comportamento impeccabile e uno che ha sempre creato problemi. Qualora si decidesse di premiare quello più meritevole, va inquadrata la situazione per capire chi sono gli eredi legittimari, programmando in maniera oculata e sapendo che oltre alle quote spettanti per diritto ai due figli, c’è anche un’altra quota libera, definita disponibile, che è possibile destinare liberamente al figlio meritevole. All’altro figlio spetterebbe il 33,33% del patrimonio soddisfabile con la parte di patrimonio che si vuole.

Se non si pianifica una successione, il Codice civile, all’art. 570, prevede che il patrimonio di chi viene a mancare ed è senza figli, genitori né altri ascendenti, venga distribuito tra i fratelli e le sorelle in parti uguali.

L’unica differenza tra fratelli avviene nel caso si abbiano fratelli unilaterali, cioè coloro che condividono solo un genitore: infatti, i fratelli unilaterali acquisiscono la metà rispetto a quanto spetta ai fratelli germani (coloro che hanno entrambi i genitori in comune).

Se però alcuni fratelli fossero già venuti a mancare, viene applicato l’istituto giuridico della rappresentazione, previsto dall’art. 467 del Codice civile. Quindi, quando viene a mancare qualcuno e le prime persone chiamate all’eredità (fratelli, figli, …) rinunciano o sono già decedute, la loro quota, per rappresentazione, spetta ai loro discendenti.

Se però questa distribuzione non corrisponde alla propria volontà, l’unica soluzione è redigere un testamento con cui si può scegliere come suddividere il proprio patrimonio e a chi lasciarlo.

L’azione di riduzione è invece quell’azione che viene riconosciuta agli eredi legittimari (coloro ai quali spetta la quota intangibile). Se si va a ledere uno di questi, la legge lo tutela grazie all’azione di riduzione che si prescrive in 10 anni dall’apertura della successione. Si potrà quindi chiedere al Giudice di dichiarare inefficaci le disposizioni lesive (testamento o eventuali donazioni).

Per vedere reintegrato il proprio diritto, si andrà ad agire prima contro le disposizioni testamentarie e, se non sarà ancora sufficiente, si potrà aggredire in riduzione le donazioni fatte in vita dal De Cuius e, come stabilito dalla legge, bisognerà partire da quelle più recenti.

Per accertarsi che si è stati lesi, bisogna seguire il procedimento chiamato “Riunione dei beni”: si deve quindi prendere in considerazione tutto il patrimonio del De Cuius al momento di apertura della successione, al quale si deve aggiungere l’unione fittizia di tutte le donazioni (dirette ed indirette) fatte in vita; vanno poi sottratti eventuali debiti. Si arriva ad un montante sul quale si andrà a calcolare la propria quota minima: se si riceve una quota inferiore a questa, è possibile agire in riduzione a patto che lo si faccia entro 10 anni.

Un altro concetto importante da conoscere in ambito successorio è quello di “indegnità a succedere”, ovvero il fatto che determinati comportamenti devono essere ritenuti riprovevoli a tal punto che possono escludere il soggetto che li ha compiuti dall’eredità di un altro soggetto.

Le ipotesi contemplate dall’Art. 463 del Codice civile sono:

  • L’uccisione o il tentato omicidio di un soggetto: in questo caso, si può essere esclusi dalla Sua eredità
  • La calunnia, ovvero incolpare qualcuno di aver commesso un reato anche se non è vero: è un’altra situazione in cui si può essere esclusi dall’eredità
  • Ci sono poi ipotesi riconducibili ad aspetti civilistici, come la falsificazione o modifica di un testamento

C’è anche il caso descritto dall’art. 3 bis del Codice civile: tutti quei soggetti che sono decaduti dalla propria responsabilità genitoriale per motivi gravi non potrebbero ricevere l’eredità del relativo figlio

Tutte le persone per le quali è stato confermato uno di questi comportamenti verso un determinato individuo possono essere dichiarate indegne a ricevere la Sua eredità.

Al posto della persona dichiarata indegna, per rappresentanza, potrà ricevere l’eredità il suo erede più diretto.

Va chiarito che indegnità non equivale a diseredazione: istituto che non esiste più nel nostro ordinamento giuridico.

L’indegno può comunque essere riabilitato (in tutto o in parte) dal soggetto che ha subito il comportamento riprovevole.

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