Banche? Meglio non usarle come rifugio esclusivo!

“In situazioni di disorientamento, e in assenza di pericolo imminente, gli individui tendono a rimanere fermi.”

Ho voluto citare questa frase perché estremamente indicativa, a mio avviso, dell’atteggiamento degli italiani rispetto al risparmio: per non sbagliare lasciamo i soldi sul conto corrente proprio perché questa è ritenuta una zona di “comfort”, e ciò nonostante il bail-in – previsto dalla Direttiva BRRD, recepita nel 2015 – ovvero quello strumento di salvataggio interno per le crisi bancarie che potrebbe toccare anche il denaro sui depositi.

Questo si evince anche dal “Rapporto sugli investimenti delle famiglie italiane” redatto dalla Consob ogni anno, che indica quali scelte di portafoglio hanno fatto gli investitori privati alla luce dei relativi modelli decisionali, livello di conoscenze finanziarie e attitudini comportamentali. In Italia la persistente debolezza economica generale degli ultimi anni ha comportato un aumento della vulnerabilità finanziaria percepita dalle famiglia: a fronte di una valutazione molto positiva delle proprie capacità di evitare spese superflue, monitorare il budget familiare e risparmiare (oltre l’80% degli intervistati considera se stesso migliore della media!), il 47% degli individui (prevalentemente donne, lavoratori autonomi e residenti nelle regioni centro-meridionali) riferisce di una flessione del reddito annuo rispetto ai dodici mesi precedenti, temporanea (15%) o permanente (32%).

In realtà l’atteggiamento più “prudente”, come più volte spiegato, non porta ad altro se non ad una costante chiamata inflazione, il nemico invisibile. Sempre partendo dall’analisi effettuata dalla Consob, in merito alle operazioni finanziarie gli italiani sembrano percepire poco i vantaggi connessi al servizio di consulenza rispetto a modelli decisionali differenti. La disponibilità a pagare per la consulenza, infatti, rimane bassa sia tra coloro che fruiscono del servizio MiFID (oltre il 60% non si esprime o dichiara di non essere disposto a sostenere alcun costo) sia tra coloro che ricevono consulenza passiva o generica (circa l’85%).

Però chi è seguito da un consulente tende a movimentare in maniera molto più elevata il proprio portafoglio rispetto a chi non lo ha: evidentemente dal confronto con il consulente si riescono ad interpretare fasi di mercato anche complesse con maggiore semplicità.

E allora perché dovrei affidarmi a un consulente? Perché l’incertezza da ora in poi sarà la regola sia nel mondo del lavoro che nella vita in generale, soprattutto negli investimenti. Proprio per questo avere una persona di fiducia in grado di aiutarmi a vivere con sicurezza e tranquillità le varie fasi della mia vita dal punto di vista finanziario, assicurativo e successorio è fondamentale.

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