I recenti sviluppi politici e commerciali tra USA e Cina, tra Europa e Gran Bretagna

L’accordo commerciale preliminare raggiunto da Stati Uniti e Cina lo scorso venerdì potrebbe momentaneamente evitare un nuovo aggravamento nei reciproci rapporti; lo stesso Presidente Trump, pur mostrandosi per certi versi ancora cauto, ha espressamente dichiarato che “siamo vicini alla fine della guerra commerciale”, rinviando alla firma definitiva dell’accordo da qui a 4/5 settimane. Un altro segnale incoraggiante giunge dal fronte dei negoziati fra Regno Unito e Unione Europea, che proprio di recente ha segnato qualche progresso, seppur modesto, pare infatti esser stato raggiunto un accordo, dopo settimane di trattative, che dovrà però passare per il vaglio del Consiglio Europeo, del Parlamento britannico e del Parlamento Europeo.

In conseguenza della parziale intesa sui dazi e degli sviluppi sulla Brexit, i mercati finanziari internazionali hanno evidenziato un rialzo delle quotazioni, in alcuni casi raggiungendo livelli prossimi ai massimi storici (S&P, Nasdaq), in altri vicini ai massimi da inizio anno (Stoxx 600, EuroStoxx 50, DAX, Nikkei); le stesse borse europee avevano concluso la giornata di contrattazioni in forte rialzo quando ancora da Washington non era arrivata la certezza dell’intesa. Ciononostante, gli investitori farebbero bene a mantenere una certa prudenza.

L’imminente accordo tra le due superpotenze economiche non sembra infatti risolvere i problemi essenziali del relativo conflitto, che mostra quindi alcuni nervi ancora scoperti: la trattativa ha portato a un accordo che riguarda l’agricoltura, la tutela della proprietà intellettuale, le valute, i servizi finanziari, mancano però molti dettagli, e ci vorrà comunque almeno un mese per mettere su carta ciò che è stato concordato. Inoltre, non è chiaro se i dazi supplementari del 15% già annunciati su beni di consumo per USD 160 miliardi entreranno in vigore entro metà dicembre.

 

Sull’altro fonte, è ancora in corso il dibattito sulla questione “backstop”: il meccanismo che entrerà in vigore alla fine del 2020 (o più avanti, se venisse deciso diversamente) nel caso in cui Regno Unito e UE non dovessero trovare un accordo complessivo sui loro rapporti post-Brexit che garantisca l’esistenza di un confine non rigido tra Irlanda (paese membro dell’UE) e Irlanda del Nord (regione del Regno Unito).

 

In base ad un sondaggio dell’American Association of Individual Investors (AAII), gli investitori sembrano condividere una prevalente posizione di “attendismo”, e al contempo, i rapporti put-call, indicatore che divide il volume delle opzioni put per il volume delle opzioni call, hanno temporaneamente raggiunto i livelli più elevati da aprile 2010. Se poi le questioni in materia Brexit e guerra commerciale dovessero attenuarsi, il premio per l’incertezza politica potrebbe diminuire, supportando il mercato azionario globale, soprattutto in caso di ulteriore allentamento delle politiche monetarie a livello internazionale.

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