Coronavirus: destabilizzazione di diversi settori, anche anticiclici

Le ultime notizie sui contagi del coronavirus hanno allarmato la popolazione italiana ed europea, ma non è solo l’esponenziale pericolo per la salute a destare preoccupazioni, anche sotto il profilo economico la situazione sembra farsi critica.

Già avevamo fatto cenno agli effetti che questo nuovo virus ha manifestato sui mercati, e proprio questo lunedì le piazze europee, con in testa la Borsa di Milano, hanno registrato un netto calo. A pochi giorni dalla chiusura della fashion week di Milano, tra i settori che sembrano subire i maggiori danni troviamo proprio la moda, e ciò non sembra sorprendere, considerato il peso degli acquirenti cinesi sui consumi di prodotti italiani. A causa dell’epidemia, circa l’80% del totale dei buyers, giornalisti e addetti ai lavori della moda cinese hanno infatti latitato l’evento, e si tratta di assenze che pesano anche sul sistema economico della città, che solitamente nei giorni di sfilate registra il tutto esaurito.

Stessa sorte toccherebbe inevitabilmente anche il Salone del Mobile, appositamente rinviato a giugno e analogo discorso vale, ovviamente, per il turismo e tutto ciò che vi è legato: molte strutture ricettive hanno ricevuto cancellazioni o richieste di informazioni dall’estero circa l’effettiva diffusione. Di matrice radicalmente opposta la tendenza del settore farmaceutico, settore tradizionalmente anticiclico, atteso che le società che hanno iniziato a lavorare sul vaccino per sconfiggere la malattia respiratoria stanno letteralmente volando in Borsa.

D’altra parte, occorre però rilevare l’aspetto negativo: vi è un sovraccarico di lavoro che sta interessando i reparti ospedalieri delle zone interessate dalla diffusione del virus Covid-19, e proprio il settore dei farmaci generici è quello che potrebbe maggiormente risentire del mancato approvvigionamento di principi attivi e altre materie prime farmaceutiche. Per alcuni medicinali, infatti, circa l’80% delle materie prime arriva da Paesi extra-UE, Cina e India in particolare. Il rischio di un’interruzione improvvisa della catena di distribuzione dei farmaci resta un’ipotesi ancora lontana, ma che non può essere scartata a priori.

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