La variegata immagine del nuovo Parlamento europeo

Le elezioni tenutesi il 26 maggio hanno portato ad un’ampia frammentazione del Parlamento Europeo, con partiti che se da una parte sono legittimati da un’affluenza alle urne elevata, dall’altra sono portatori di agende politiche spesso molto diverse.

La suddetta disomogeneità rischia nel medio termine di togliere slancio all’Europa, atteso che sarà sempre più difficile formare un consenso proprio a causa delle posizioni estremamente differenti tra le varie componenti, mentre già nell’immediato si presenteranno alcune difficoltà nella ricerca di una posizione comune sul ruolo e sul rinnovo delle Istituzioni Europee, a partire dalla Commissione.

Anche da un punto di vista economico, un Parlamento Europeo con una visione del mercato meno coesa, e nello specifico con un maggior peso di posizioni estremiste, difficilmente riuscirà a esprimere quel forte consenso necessario per ridurre il divario Usa-Europa, tanto più in un contesto che vede sempre più pressante la sfida di emergenti forze economiche come la Cina.

Un tema che invece dovrà necessariamente essere attenzionato è quello del clima; dopo essere stata per tre decenni all’avanguardia su queste tematiche, ultimamente l’Europa ha infatti perso di incisività rimanendo in ritardo su alcuni temi centrali, sotto il condizionamento di forti interessi industriali. Ne è un esempio il ritardo nello sviluppo della mobilità elettrica e delle batterie, oppure il fatto che Il taglio delle emissioni climalteranti al 2030 è rimasto al 40%, malgrado le sollecitazioni provenienti da più parti, Parlamento europeo incluso, affinché dopo l’Accordo di Parigi il target venisse alzato.  Anche sulla fiscalità ambientale ci vorrebbe più coraggio, come pure sulle politiche industriali, e su quelle agricole. Ecco che su questi e su molti altri temi la presenza incisiva dei Verdi potrà orientare scelte importanti nei prossimi anni, avendo il relativo raggruppamento ottenuto un aumento del 36% dei seggi. Non bisogna infine trascurare i rischi cui potrebbero essere sottoposti alcuni paesi estremamente indebitati (vedi Italia), in un contesto dove le decisioni verranno prese con maggior e difficoltà per le motivazioni prima elencate.

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